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31 agosto 2020

IL WEEKEND NERO DELLA FERRARI: UNA DOLOROSA RESA ALLA VIGILIA DI MONZA E MUGELLO

La Rossa esce dal Belgio lontana dalla zona punti e con le ossa rotte. Il rischio concreto ora è quello di fare figuracce in casa propria, per macchiare una storia gloriosa

© ferrarif1.com


Che questa fosse un'annata complicata lo si era capito fin dall'inizio. Nonostante il podio alla prima gara (GP d'Austia) di Charles Leclerc, già nel replay della settimana successiva (GP di Stiria) si erano viste le grandi falle nella SF1000. In sei gare due podi in totale (quello ancora del monegasco a Silverstone) ma a Spa-Francorchamps, nella cosiddetta "università dell'automobilismo" della Formula 1, la Ferrari ha toccato il fondo.

Non due ritiri per incidente, come successo in Stiria o in Brasile l'anno scorso, peggio. Un weekend dove, tra qualifiche e gara, la Rossa di Maranello è stata, prestazioni alla mano, la settima macchina in pista. Al sabato un record negativo ritoccato dopo oltre 10 anni, ossia quello di non aver passato il Q2 con entrambe le macchine in condizioni standard (senza pioggia o problemi tecnici). In gara l'onta di essere sverniciati da macchine come Alpha Tauri (la sorella minore della Red Bull) e addirittura dal team "clienti", ossia l'Alfa Romeo, in possesso della stessa motorizzazione.

Un disastro rispetto all'anno scorso, quando la Ferrari a Spa monopolizzava la prima fila in qualifica e in gara otteneva la prima vittoria in carriera di Charles Leclerc. Un passo indietro evidente anche rispetto alle prestazioni stagionali, che vedevano le Ferrari ai limiti della Top 10 al sabato e leggermente migliore nel passo gara alla domenica. Solo un grande sussulto di Charles Leclerc al via ha consentito al monegasco di guadagnare 4 posizioni al primo giro, prima di avere problemi di potenza e tornare indietro. 13° e 14° posizione al via, 13° e 14° posizione al traguardo. È mancato tutto: potenza, gestione gomme, grip, carico aerodinamico. Oltre ai problemi di motore dopo l'accordo segreto con la FIA, anche evidenti defezioni a livello di set-up nel weekend belga. Il tutto concentrato nel team radio sfuggito a Leclerc dopo il pit stop ("Putain de sa race") al quale Charles ha chiesto scusa.


Festa per i 1000 GP della Ferrari che potrebbe diventare un incubo

Così, dopo la "disfatta delle Ardenne", con un calendario così compresso (17 gare in poco più di 5 mesi), arrivano immediatamente due tra le gare più attese, il Gran Premio d'Italia a Monza ed il millesimo GP della Ferrari, nella pista di proprietà al Mugello. L'incubo di finire disintegrati nelle gare di casa (e di festa) è più vivo che mai, visto il periodo di crisi tra i peggiori nel terzo millennio. Parola 'crisi' che non viene presa in considerazione da parte di Mattia Binotto, che parla di tempesta non risultando molto credibile in quanto a metafore.

Stamattina nei social della scuderia è apparso un messaggio che invita ai tifosi a sostenere la squadra. Ma la pazienza è al lumicino e si attende presto un forte segnale dall'alto, un messaggio da parte di una dirigenza che sembra più tenere d'occhio l'animo commerciale rispetto a quello sportivo.



12 luglio 2020

MACCHINA SBAGLIATA ED ERRORI DEI PILOTI: IL WEEKEND PIU' TRISTE DELLA FERRARI

Nel Gran Premio di Stiria (replay dell'Austria) la disfatta completa per la Rossa: qualifica e gara disastrose in cui non si salva nessuno. E non c'è tempo per rimediare...


© F1 Official Facebook Page

Doveva essere un weekend importantissimo per la Ferrari a Spielberg. Dopo i gravi problemi aerodinamici malcelati dal podio miracoloso di Leclerc di domenica scorsa, la Rossa aveva portato a tempi di record aggiornamenti alla SF1000 per correre ai ripari ed essere più competitivi. Il risultato? Non è dato saperlo. Ed è questo uno dei tanti punti negativi di un weekend, quello del Gran Premio di Stiria, che definire disastroso è riduttivo.

Nel sabato bagnato, Ferrari 6° macchina del lotto

Il secondo fine settimana della stagione non era cominciato malissimo a dire il vero. Nelle libere del venerdì la Ferrari aveva fatto diverse prove comparative e sembrava aver migliorato il bilanciamento della monoposto, con effetti positivi nelle simulazioni di passo gara. La 9° posizione di Leclerc e la 16° di Vettel si spiegavano col fatto che la Rossa non aveva provato il giro secco. Ma il diluvio nella giornata di sabato, con le FP3 del mattino cancellate e le qualifiche completamente bagnate, ha messo in difficoltà una macchina che era ancora da rodare.

L'eliminazione di Leclerc nel Q2 e la decima piazza di Vettel hanno evidenziato come la SF1000 patisce a livello di carico aerodinamico. Il fatto che avessero l'assetto d'asciutto non spiega tutto: la prima Ferrari in classifica è venuta dopo due Mercedes, due Red Bull, due Renault, due McLaren e un'Alpha Tauri (con la delusione della Racing Point, finora sempre davanti alla Ferrari). La penalità comminata a Lelcerc poi ha peggiorato il quadro: quinta e settima fila in qualifica. E partire così indietro può portare problemi in partenza...

In gara la disfatta al completo, con Leclerc stavolta sul banco degli imputati

Con le prime tre curve molto lente, il circuito di Spielberg spesso si presta ad incidenti nelle prime fasi di gara. La Ferrari, che ambiva di risalire posizioni in gara, doveva uscire indenne dal primo giro e poi impostare una gara all'attacco. È mancato il primo elemento: Seb che parte male con la mescola più dura e Charles che in curva tre prova un sorpasso azzardato verso il compagno di squadra. Crash inevitabile e distruzione dell'alettone posteriore per Vettel, dell'anteriore e del fondo per Leclerc. Gara praticamente finita dopo tre curve.

Le facce atterrite al muretto e dei due piloti, la delusione esplosa via social dei tifosi, fino all'ammissione dell'errore da parte del monegasco. Il predestinato, l'unica nota lieta nella gara di domenica scorsa in cui aveva trovato il secondo posto dal nulla, ha sbagliato completamente l'approccio alla gara. Sette giorni fa l'attendismo aveva premiato, oggi è partito con la gomma soft per una gara d'attacco e recuperare velocemente dal 14° posto in griglia. Un attacco ottimista e rischioso, considerando il primo giro e il compagno di squadra. L'ammissione senza segna un punto in più su un processo di crescita che non è ancora completo, ma alla voce punti c'è un doppio zero pesantissimo.

E tempo per riflettere non c'è: domenica prossima spazio all'Hungaroring, pista completamente diversa con aggiornamenti arrivati sì in anticipo ma di cui non conosce ancora il potenziale. Tanto lavoro da fare in pochissimo tempo. Ma in momenti di crisi, nel momento più buio da 13 anni a questa parte, vengono fuori le parole di Mattia Binotto. In particolare due dichiarazioni sono emblematiche: "Non ci sono colpevoli da trovare: dobbiamo lavorare uniti" e "Non è una situazione banale, non è all'altezza del nome della Ferrari". Un'ammissione amarissima da parte di una delle figure più sotto pressione: urge un cambio di passo per risollevare una stagione breve nata già storta.

29 giugno 2020

RIMONTE DI LAZIO E INTER, LE RINCORSE DI NAPOLI E MILAN: LA 28° GIORNATA DI SERIE A

40 gol in un solo turno, tante emozioni ma in testa vincono tutte tranne una Roma uscita a pezzi da San Siro, così come la Samp in zona salvezza 

© SS Lazio Twitter Official Page

Prosegue la tendenza di questa altalenante Serie A post-Covid: in mancanza dei tifosi sugli spalti le emozioni non mancano tra gol, ribaltoni e, come sempre, polemiche arbitrali. Nonostante tutto, le prime quattro vincono conservando l'una sull'altra un margine di 4 punti.


Juve sul velluto, la Lazio tiene affannosamente la scia

I bianconeri chiamano, i biancocelesti rispondono (seppur all'ultimo). La banda Sarri, che a fine stagione saluterà Pjanic e troverà Arthur, risolve la pratica Lecce nel secondo tempo, favorita dall'espulsione di Lucioni a fine primo tempo. Dopo gol mangiati e parate di Gabriel, nella ripresa segna e diverte con i tre diamanti. I grandi gol di Dybala e Higuain, più un Ronaldo che, oltre ad aver trasformato il rigore, ha brillato anche in versione assistman. Il poker firmato da De Ligt ha completato una serata che doveva essere tranquilla e così è stato.

Più complicato era l'ostacolo della Lazio, costretta a vincere sabato contro una Fiorentina arcigna. La Viola, passata in vantaggio con un grande gol di un ritrovato Frank Ribéry, ha tenuto bene il campo rischiando un paio di volte di raddoppiare. I biancocelesti hanno mostrato la versione appannata apparsa nel lungo periodo a Bergamo ed hanno provato a rimettere le cose a posto più con la tenacia che con le idee, prima dell'arrivo di un pizzico di fortuna. Il rigore su Caicedo, che sembra cadere prima del contatto con Dragowki, ha spianato la strada all'Aquila, prima con la trasformazione di Immobile e poi con il match-winner Luis Alberto, con progressione da metà campo e tiro da fuori su rimpallo di Igor.


L'Inter la risolve con la testa, ma deve guardarsi dall'Atalanta

Discorso molto simile per l'Inter, che nel posticipo di ieri sera al Tardini ha ottenuto una vittoria non meritatissima ma pesante. Il gol di Gervinho, che ricorda quello di Ribéry di 24 ore prima, ha messo l'Inter sotto pressione. Si sono così creati i binari migliori per il Parma, vera scheggia impazzita di questa Serie A, molto pericoloso in contropiede in una ripresa che ha visto i nerazzurri stabili nella metà campo avversaria ma senza quelle combinazioni giuste viste contro la Sampdoria.

Nell'ultimo quarto d'ora l'Inter ne è venuta a capo grazie alla testa: prima da calcio d'angolo De Vrij, dopo 120 secondi un indisturbato Bastoni su cross al bacio di Moses. Per Conte (in tribuna al Tardini) una vittoria preziosa, venuta fuori anche grazie ai cambi. Ma la sensazione è che da ora in poi ogni punto fatto non sia per avvicinare le prime due ma per tenere a distanza la lanciatissima Atalanta.

La Dea è l'unica squadra che non sembra essersi fermata con il lockdown, e detto alla squadra di Bergamo fa un certo effetto. La sesta vittoria consecutiva lancia definitivamente i nerazzurri al quarto posto, ora con 9 punti di vantaggio sulla Roma. È stata sbancata anche la Dacia Arena di Udine grazie ad una panchina stellare, con Luis Muriel che quando entra a partita in corso il più delle volte è disarmante: punizione capolavoro sotto l'incrocio e botta da fuori all'angolino, per un totale di 9 gol da subentrato, record in Serie A. Per Gasperini non è tutto oro quel che luccica, perché c'è una difesa da registrare (5 gol subiti nelle 3 giornate post-Covid), ma con un attacco così...


Zona Europa: la presenza del Milan, l'assenza della Roma, la rincorsa del Napoli

A 10 giornate dalla fine, sembra chiaro il quadro delle 4 italiane qualificate alla prossima Champions League. Per questo la bagarre si accende dietro grazie alla vittoria del Milan nello scontro diretto contro la Roma. I rossoneri hanno ripreso il campionato al meglio con due vittorie su due e, anche senza Ibrahimovic, sembrano muovere passi importanti dal punto di vista della personalità. Vittoria dal peso specifico enorme, la prima contro una big quest'anno, soprattutto al termine di un secondo tempo dominato. La Roma, in partita solo per un tempo e poi sparita dal campo, deve ringraziare Mirante per essere rimasta in partita fino agli ultimi minuti. Un passo indietro preoccupante rispetto al match infrasettimanale con la Samp, in virtù di ritmi bassissimi (il caldo del pomeriggio milanese è una giustificazione solo parziale) e pochissime idee, con un Zappacosta disastroso ed un Dzeko che, se appannato, penalizza tutta la squadra. Per Fonseca la corsa al quarto posto termina qui, anzi: il Napoli (-3) e lo stesso Milan (-6) sono le rivali su cui fare la corsa e mantenere il quinto posto.

Napoli che prosegue la sua marcia sulla scia della Coppa Italia: quinta vittoria consecutiva in Serie A per Gattuso che batte una Spal volenterosa, alla ricerca di punti salvezza, che non ha potuto colmare il gap tecnico presente. È evidente come le due squadre, rispetto al match di andata di fine ottobre (terminato 1-1 al Mazza di Ferrara) sia completamente diverso. Insigne, Callejon, Mertens e Fabian Ruiz quando azzeccano tutte le geometrie ad alta velocità rendono il tutto più facile e gli azzurri mettono nel mirino la Roma.


Zona Salvezza: nell'immobilismo generale, il rimpianto (con polemica) del Brescia

Se in testa vincono tutte, in coda, come prevedibile, scarseggiano punti. Era difficile fare punti in questo turno per Lecce (all'Allianz Stadium con la Juve) e Spal (al San Paolo di Napoli). Torino e Fiorentina, sconfitte rispettivamente a Cagliari e Roma, non si allontanano dalla zona rossa, distante 7 punti. Se a Marassi la Samp continua a perdere punti preziosi, con un Claudio Ranieri furioso per la gestione arbitrale, l'altra genovese era impegnata a Brescia per lo scontro salvezza della settimana. La vittoria era necessaria per entrambe ma in particolare per le rondinelle, passate in doppio vantaggio dopo nemmeno un quarto d'ora. Ma la rimonta su rigore di Iago Falque e Pinamonti condanna la squadra di Diego Lopez (anche lui contrariato per gli episodi arbitrali) ad un pareggio amaro: un'occasione persa, forse l'ultima per riavvicinare il quart'ultimo posto occupato proprio dal Grifone. Spal e Brescia, a -8 con 10 partite al termine, hanno un piede in B.

Fiorentina31
Torino31
Udinese28
Genoa26
Sampdoria26
Lecce25
Brescia18
Spal18
La classifica

Ci Piace e Non Ci Piace: Sassuolo-Verona e il Var (ancora una volta)

Non catalogata come sfida salvezza, visto che il Verona è dalla parte sinistra della classifica ed il Sassuolo viaggia con 9 punti di vantaggio dal Lecce, la sfida più divertente della giornata. Dalle zero emozioni del primo tempo ai sei gol della ripresa, molti dei quali di pregevole fattura. La squadra di De Zerbi, con un andamento in questa stagione spesso da montagne russe, ha acciuffato il secondo 3-3 consecutivo dopo quello di San Siro contro l'Inter. E Boga cresce sempre di più, lievitando il valore di mercato. Per il Verona, avanti fino al 97', il piccolo rammarico di non aver riavvicinato la zona Europa League.

Ennesimo giro sul banco degli imputati per il Var, reo di aver scatenato polemiche un po' in ogni dove. Tre questioni su tutte: il rigore di Caicedo a Roma, il primo penalty concesso al Genoa e quello non concesso alla Sampdoria con la manata evidente su La Gumina. Episodi seppur non nettissimi a velocità naturale, facilmente smascherabili al Var, sia esso da chiamare oppure con l'arbitro "di sedia" che richiama quello in campo. Tre episodi che, a conti fatti, hanno cambiato la partita di tre sfide con punti pesanti in palio in testa e soprattutto in coda. Ancora una volta non ci siamo.

25 maggio 2020

LA SETTIMANA DECISIVA PER LA RIPRESA DEL CAMPIONATO DI SERIE A: TUTTE LE TAPPE

Consiglio di Lega su data di ripartenza e ipotesi playoff, discussione sui diritti tv e giovedì 28 incontro tra Spadafora e FIGC per la decisione definitiva. È già stato consegnato il protocollo sulle partite, al vaglio del Cts, ma non tutti i calciatori sono pronti a giocare.

© AIC | Assocalciatori Official Twitter Page

Non c'è altro tempo, non ci saranno più dei "vedremo": la ripresa del campionato di Serie A (come anche B e Lega Pro) sarà decisa entro questa settimana. Dopo i passi in avanti degli ultimi giorni ed i toni più possibilisti di Spadafora, il traguardo sembra essere molto più vicino. Tuttavia mancano diversi step ed i diretti interessati, i calciatori, non sono tutti concordi sulla ripartenza.

Il protocollo FIGC per la ripresa del campionato di Serie A: i punti fondamentali

La FIGC ha approcciato al meglio questa settimana decisiva: infatti ha inviato al Governo, con un giorno di anticipo, il protocollo sulla ripresa delle partite. Ora gli esperti vaglieranno nel più breve tempo possibile un documento di 40 pagine con tutte le misure idonee ad evitare le occasioni di contagio tra tutte le categorie di lavoratori che gravitano attorno ad una partita di calcio. Queste le più importanti:

  • Suddivisione dello stadio in tre settori: interno stadio (rettangolo di gioco e spogliatoi per giocatori e staff tecnico, più i fotografi a bordo campo), tribune (per media e sale controllo) e esterno stadio (TV compound, e parcheggi per addetti ai lavori e pullman della squadra);
  • Limite massimo di 300 persone tra tutto il personale e suddivisione specifica delle attività da fare allo stadio, per evitare assembramenti tra gli addetti ai lavori;
  • Aree costantemente sanificate ed ingressi in campo separati per le squadre (percorsi diversi a scaglionati anche per riscaldamento e fine partita, nessuna cerimonia come lo scambio dei gagliardetti);
  • Ritiro per la squadra ospite con controlli rigorosi e staff limitato, in più l'obbligo di usare due pullman. Per i giocatori della squadra di casa l'obbligo di arrivare allo stadio con mezzi propri.
  • Distanziamento fisico rispetto all'arbitro: 1,5 metri;
  • Buona parte delle interviste effettuate da remoto.

Intanto domani il consiglio di Lega si riunirà per decidere la data di ripartenza che in precedenza è stata fissata per il 13 ma che ad ora, secondo DPCM, non è praticabile (deroghe permettendo). Altra questione all'ordine del giorno riguarderà il format: non è in discussione la volontà di terminare il campionato giocando le 124 partite ancora in programma. Il nodo principale riguarda il piano b in caso di nuovo stop, con l'ipotesi dei playoff a quel punto molto concreta ma che fa storcere il naso a molti.

Mercoledì 27 invece si parlerà di una questione irrisolta ma dall'importanza capitale: i diritti tv. Si è infatti discusso sull'ipotetico invio di una lettera di diffida ai broadcaster, che devono versare alla Lega l'ultima rata dei diritti tv (circa 230 mln di euro), fondamentali per i bilanci di molte società. Molto dipenderà ovviamente dalla ripresa o meno, ma tengono banco anche altri interessi.

Spadafora: "Ripartenza tra il 13 ed il 20. Disponibili alla diretta gol in chiaro"

E qui entra in gioco il ministro dello Sport Spadafora. Nelle ultime ore è tornato su una questione che lo ha visto protagonista anche prima del lockdown: le partite in chiaro. Ospite del Tg3, ha prima parlato delle questioni imminenti come protocollo delle partite e data per la ripresa del campionato di Serie A. "È molto simile nelle regole a quello per gli allenamenti. Le due date possibili per la ripresa della Serie A sono il 13 e il 20 giugno", ha dichiarato. "Giovedì ho convocato il mondo del calcio per valutare insieme la data della possibile ripartenza e poter decidere insieme se e quando possa riprendere il campionato".

Sulle partite in chiaro invece, il ministro dà la propria disponibilità all'applicazione del modello tedesco: "Molti in questi giorni mi hanno chiesto di fare riferimento al modello tedesco, in Germania Sky ha trovato l'accordo per trasmettere la diretta gol delle partite", ha affermato. "Credo che dovremo assolutamente pensarci anche in Italia. Questo eviterà assembramenti in luoghi pubblici e bar qualora riprendesse il campionato. Io sono disponibile come Governo se serve a mettere nello stesso provvedimento anche le norme che serviranno per consentire anche all'Italia di trasmettere 'diretta gol'".

Gastaldello: "Riprendere sarebbe una forzatura, non è calcio"

Il quadro però non è ancora chiaro in quanto ci sono ancora delle categorie che non sono state coinvolte. Così come la settimana scorsa è successo per la categoria dei medici del calcio, gli stessi giocatori non sono stati interpellati in toto ed una parte di essi non sono convinti a riprendere a giocare. Daniele Gastaldello, difensore e capitano del Brescia, è tra questi. Intervenuto nel corso della mattinata ai microfoni di Radio anch'io sport, su Radio 1, è stato molto chiaro a riguardo: "Non ci siamo potuti esprimere. Anche sul protocollo che la FIGC ha dato al Governo non ci hanno tirato in causa. Noi siamo i primi ad applicarlo e siamo i primi a poter dare dei suggerimenti, ma non ci hanno dato ascolto. Siamo parte fondamentale del mondo del calcio ed è giusto che diciamo anche noi la nostra".

"Io credo che finire questo campionato sia una forzatura, perché si va incontro a dei rischi che non sono solo quelli per il contagio del virus, ma anche per l'incolumità dei giocatori. Andare a giocare 12 partite in un lasso di tempo così stretto si rischia molto, sopratutto in estate. Ho letto che vogliono farci giocare anche alle 16.30 (sono stati proposti tre slot di orari per le partite: 16.30, 18.45 e 21, ndr) e per me è una cosa scandalosa".

Il difensore ex Sampdoria ha anche parlato della situazione che si vive in una delle zone più colpite, Brescia. "Magari nel resto d'italia non si percepisce quello che è successo in lombardia, a Brescia si è vissuto un dramma importante. Incontro molta gente al supermercato che mi chiede perché ricominciamo a giocare e le capisco. Tutto deve ricominciare, però questo campionato riparte in maniera molto forzata. Possiamo parlare di un altro campionato, non è lo stesso finito il 3 marzo. Le squadre hanno una diversa forma fisica, le partite saranno diverse senza pubblico, non ci si potrà abbracciare dopo un gol... non è calcio".

18 maggio 2020

LA FALSA RIPARTENZA DEL CALCIO ITALIANO: URGE UN TAVOLO DI LAVORO CON TUTTI

Protocollo pronto e poi smentito, l'aggiornamento ora al vaglio del Cts, la protesta dei medici delle società. Un quadro sempre più nebuloso, mentre in Europa c'è un'orizzonte molto più definito


18 maggio 2020: la fase 2 che per la stragrande maggioranza degli italiani è entrata nel vivo, ma non per il calcio italiano. Come nelle gare di atletica, quando allo sparo il velocista parte un decimo di secondo in anticipo. La cosiddetta "partenza falsa": tutti tornano ai blocchi e si ripete la procedura. Con questa metafora si può capire cos'è successo nelle ultime ore tra i palazzi e i campi di allenamento.

Sembrava essere tutto pronto con le vicende della scorsa settimana: protocollo proposto dalla FIGC, modificato dal Cts con misure molto stringenti, accettazione a denti stretti di Gravina, con la Lega Serie A che propone il 13 giugno come data di ripresa del campionato. Invece la rivolta dei club di A e dei medici sociali ha spinto la Federcalcio a ritrattare gli accordi. Un protocollo giudicato (postumo) inapplicabile, motivo per il quale oggi si è proseguito con gli allenamenti individuali.


I nuovi termini del protocollo al vaglio del Cts

La FIGC quindi ha inoltrato al Ministero dello Sport le nuove modifiche al protocollo, sulla base delle problematiche emerse dall'incontro della Lega di A con i medici sociali. Queste modifiche si basano su tre capisaldi:

  1. Un tampone ogni 4 giorni e test sierologico ogni 2 settimane. Uno screening iniziale più rigido per poter ripartire con il minor rischio possibile. A questo screening verrà sottoposto il cosiddetto "Gruppo squadra", individuato dalla società, cioè coloro che dovranno necessariamente operare a stretto contatto tra di loro. Test molecolare effettuato 3-4 giorni prima dell’inizio degli allenamenti di gruppo e poi ripetuto ogni 96 ore. Test sierologico, per l'individuazione dei possibili anticorpi al virus, ogni 14 giorni. Dopodiché avverrà la suddivisione della squadra in due gruppi (anziché 3): COVID+, accertati e guariti, e COVID- più soggetti asintomatici (non testati).
  2. Niente raduno blindato e responsabilità limitata dei medici sociali. La proposta non prevede più "clausura" nel centro di allenamento delle squadre, gli appartenenti al Gruppo Squadra far ritorno al domicilio al termine dell’allenamento con mezzi propri rispettando le misure anti contagio. Viene così ad alleggerirsi la "spada di Damocle" in capo ai medici sociali, responsabili degli atleti solo durante gli allenamenti e non 24 ore su 24.
  3. In caso di positività giocatore isolato e squadra in ritiro. Forse la proposta sulla quale si decideranno le sorti del campionato, o meglio sulla fine di esso. Qualora durante il periodo di ripresa degli allenamenti di gruppo ci sia un caso di accertata positività, si dovrà provvedere all'immediato isolamento del soggetto. Ma da quel momento, i club vogliono avere la possibilità che tutti gli altri componenti del gruppo vengano sottoposti ad isolamento fiduciario. Teoricamente nessun componente potrà avere contatti esterni, consentendo al gruppo isolato di proseguire gli allenamenti.

Castellacci: "Ripartenza del calcio solo con linee guida condivise. I protocolli proposti finora sono inapplicabili"

Molte delle problematiche sono poste da coloro che avrebbero sulle loro spalle una responsabilità (anche penale) notevole. Enrico Castellacci, presidente dell'Associazione Italiana Medici del calcio, questa mattina è intervenuto a Radio anch'io sport su Radio 1, palesando le criticità istituzionali di questo momento.

"Si potrà giocare in sicurezza? Parlare di sicurezza in momenti di eccezionalità come questa è difficile, si potrà giocare cercando di rischiare il meno possibile", ha dichiarato. "Per poterlo fare, bisogna che finalmente vengano proposte quelle linee guida di cui si parla da un mese e che non escono mai in versione definitiva. Linee guida applicabili, perché altrimenti sono solo carta straccia: finora sono stati fatti protocolli non applicabili. Sarebbe stato auspicabile un tavolo unico, con membri del governo, della FIGC e della federazione dei medici dello sport (e del calcio): un unico tavolo senza burocratizzare il tutto".

Capitolo responsabilità in capo ai medici: "È inconcepibile e paradossale che la responsabilità sia data esclusivamente al medico. Esso è già carico di suo di responsabilità civili e penali e poi ci sono tantissimi soggetti che gravitano nel mondo del calcio. Gli stessi giocatori dovrebbero essere d'accordo su queste misure. Stamattina abbiamo mandato una lettera al ministro Spadafora e al presidente Gravina e per conoscenza a Giovanni Malagò: una lettera dei nostri legali per far chiarezza su questo punto. Il medico sociale non può essere l'unico responsabile. La circolare dell'Inail riguarda la responsabilità del datore di lavoro e non dei medici sociali e tale estensione del tutto illegittima e fuorviante".

Proprio Castellacci lamenta il fatto che la propria categoria non abbia avuto voce in capitolo: "Il paradosso è quello di aver sentito l'obbligo, prima da parte del ministro Spadafora poi dal presidente federale che in 24 ore ha accettato quell'input, di dare questa responsabilità al medico. Il medico sociale è l'anello debole del calcio, è l'unica non istituzionalizzata: i medici non hanno i contratti depositati in Lega e la propria associazione sindacale non è stata invitata al tavolo della trattativa".


Occorre un tavolo unico con tutte la parti: così non si riparte

Le modifiche sostanzialmente vanno verso la strada tedesca. Le partite di Bundesliga del weekend appena terminato hanno visto stadi vuoti, giocatori in panchina distanziati, esultanze fatte con il gomito ma anche caos (inevitabili) in area di rigore: qualche incoerenza c'è, lo spettacolo non è il solito, ma in questo momento sembra essere l'unica strada per andare avanti.

Concludendo, si è capito che la questione è molto complessa, visti anche i pressanti economici. La complessità è data anche dalla moltitudine di categorie in ballo, come le televisioni e la categoria dei medici capitanata da Castellacci. Ed è proprio l'ex medico della nazionale italiana che ha dato l'interpretazione migliore della situazione. Per sciogliere tutti questi nodi urge un incontro con i rappresentanti di tutte le parti chiamate in causa. Il tempo stringe, gli altri campionati hanno un futuro molto più delineato e se si continua di questo passo verrebbe compromessa anche la stagione 2020/2021, che ha gli Europei come culmine a giugno. Altri errori potrebbero avere ricadute economiche non solo nel presente, ma anche nell'immediato futuro.

14 maggio 2020

L'ADDIO DI SEBASTIAN VETTEL ALLA FERRARI: UNA STORIA D'AMORE CHE TERMINERÀ SENZA GLORIA

Il tedesco lascerà Maranello dopo 6 anni di alti e bassi. Errori, contratto e Leclerc tra le motivazioni. Dopo Alonso, la seconda scommessa senza titolo degli anni Dieci.

© Scuderia Ferrari Official Twitter Page


Tanto tuonò che Sebastian Vettel andò via. Alla fine di questa stagione (ancora ferma ai nastri di partenza causa Coronavirus), il tedesco lascerà la Ferrari, dopo 6 stagioni intense tra trionfi, errori, team radio e polemiche. Questo il resoconto attuale dell'esperienza del quattro volte campione del mondo a bordo della Rossa.

 Stagioni 5
 Gare 101
 Vittorie 14
 Pole position 12
 Podi 54
 Giri più veloci 12
 Punti 1369

I freddi numeri raccontano molto, ma non tutto e di sicuro non le motivazioni di un addio che fa male, nonostante le ultime difficoltà. Per questo è opportuno andare per gradi.

I punti più alti di Sebastian Vettel in Ferrari

Il debutto ufficiale è datato primo febbraio 2015, quando scende in pista per la prima volta con la SF15-T sul circuito di Jerez de la Frontera. Al secondo GP, a Sepang, Seb trionfa ed arriva il primo team radio che fa innamorare i tifosi in rosso: "Grazie ragazzi, forza Ferrari". L'anno di esordio è uno dei migliori per un neoferrarista, con 3 vittorie (Malesia, Ungheria e Singapore) e 13 podi.

L'anno dopo, la vettura più lenta degli ultimi anni portano al tedesco 7 podi e nessuna vittoria, con una Mercedes che ha monopolizzato il campionato. Nel 2017 un'ottima stagione nella prima parte, con le vittorie in Australia, Bahrein, Monaco (dopo un digiuno della Rossa che durava da 16 anni) e Ungheria, prima che il crash con Raikkonen e Verstappen a Singapore compromise la corsa al titolo. Il 2018 è stato l'anno spartiacque con le vittorie più belle: Australia, Bahrein, Canada (dopo 14 anni) ma in particolare il trionfo di Silverstone, con il "A casa loro" esclamato in team radio che faceva sognare i tifosi con una macchina da titolo. Ultima vittoria, la numero 14 e unico urrà del 2019, ancora a Singapore, suo autentico feudo (5 vittorie in carriera).

Gli errori dell'ultimo anno e mezzo: una fiducia smarrita

Come detto, proprio quel 2018 fu spartiacque della storia in rosso di Sebastian Vettel. Il punto chiave è rappresentato dal Gran Premio di Germania, il 22 luglio: un Seb in forma e in testa alla gara, durante uno scroscio di pioggia perde il controllo della vettura e finisce nelle barriere di protezione. Ritiro sanguinosissimo e inizio della discesa, con altri 6 errori pesanti in poco più di un anno. Quella stagione finì con i testacoda a Monza, Suzuka e Austin. La successiva, i testacoda in Bahrein e ancora una volta a Monza, con il tamponamento di Max Verstappen a Silverstone. Seb perde l'opportunità di giocarsi fino in fondo il mondiale 2018 e nel 2019 arriverà quinto nel mondiale, con una fiducia nei propri mezzi smarrita anche per l'arrivo a Maranello di Charles Leclerc.

L'esplosione di Leclerc, la sfortuna e il non sentirsi più prima guida

Il monegasco, prodotto della Ferrari Driver Academy e arrivato dopo una prima stagione di F1 positiva a bordo dell'Alfa Romeo Sauber, aveva già fatto intravedere un grande talento. Ma la stagione 2019 lasciava presagire un'annata in cui il giovane rampante (10 anni in meno di Seb) doveva fare esperienza, col tedesco come prima guida a caccia del titolo iridato. Invece già il secondo GP dell'anno, in Bahrein, ha messo in discussione le gerarchie di Maranello. Charles in pole position, che in gara supera il compagno di squadra contro gli ordini di scuderia e non vince solo per colpa di un problema tecnico, mentre Seb finisce in testacoda in un duello con Hamilton. L'inizio di piccole tensioni tra due campioni, uno del presente in perdita di fiducia (con la sconfitta "a tavolino" del Canada che fa ancora male), l'altro del futuro in rapida ascesa.

Vettel che si traveste in gregario per far vincere Leclerc in Belgio, la polemica di Seb nelle qualifiche di Monza, in cui accusa il compagno di squadra di non aver restituito la scia nel giro lanciato, frizioni a Singapore, Russia e Giappone fino all'inevitabile e clamoroso incidente di Interlagos. La goccia che ha fatto traboccare il vaso tra i due, con Binotto costretto a dover gestire una situazione controversa.

Questione di soldi, di contratti e di Covid per la decisione di separarsi 

Situazione controversa che in quest'ultimo periodo si è trasformata in una trattativa complicata. Vettel nel 2020 in scadenza di contratto mentre Leclerc forte di un legame con la Rossa subito prolungato fino al 2024. Il futuro in rosso tutto dalla parte di Charles che nel primo anno di Ferrari ha fatto capire una stoffa non normale, mettendo subito sotto pressione il compagno di scuderia.

Il periodo discendente a livello di prestazioni, unito ad un legame con la squadra non saldo come all'inizio: una perdita di forza contrattuale, con uno stipendio di circa 40 milioni dollari non più replicabile. Sebastian ha precisato che non è stata una questione di soldi, infatti probabilmente il nodo attorno al quale la trattativa non ha portato alla fumata bianca è stata la durata del prolungamento. Secondo le ricostruzioni, Ferrari offriva un annuale con opzione per il 2022 (anno del cambio di regolamento), mentre Vettel chiedeva almeno un biennale.

Indecisioni che in tempo di lockdown causa Coronavirus si sono acuite. In una stagione che, se non dovessero esserci ulteriori intoppi, partirebbe i primi di luglio, piloti e scuderie sono costretti a fare valutazioni "al buio", senza riscontri in pista, per poter capire l'efficienza delle vetture e la validità dei progetti. Scogli che si sono rivelati insuperabili: l'addio comunicato ieri per la fine del 2020.

Una storia (ed un investimento) finiti male, ancora una volta

Terminerà così l'esperienza di Seb alla fine di una stagione monca, con mille incertezze ma con lo scetticismo attorno alla possibilità di conquistare il mondiale all'ultimo tentativo. Una storia anche d'amore, con un pilota tedesco ma molto mediterraneo in alcuni atteggiamenti, che da subito si è legato alla squadra, diventando oltre che lavoratore un vero e proprio tifoso della Rossa. Anche per questo il suo addio fa ancora più male, oltre ad un investimento che evidentemente non è andato a buon fine.

Dopo cinque anni di Fernando Alonso, cinque (più uno) di Sebastian Vettel: due cicli di pluricampioni del mondo portati a Maranello per vincere ma che, per diversi motivi, non ci sono riusciti. Il tassametro corre: l'ultimo titolo piloti (Raikkonen) è datato 2007, l'ultimo titolo costruttori 2008. Al sostituto di Vettel (sia esso Sainz o Ricciardo, i nomi più caldi al momento) ma soprattutto a Charles Leclerc il compito di riportare l'iride in rosso.

13 maggio 2020

OK AGLI ALLENAMENTI DI GRUPPO DAL 18 MAGGIO. IL CTS CHIEDE MODIFICHE AL PROTOCOLLO FIGC

Ripresa sì, ma con grande prudenza. Il ministro Spadafora al TG1: "In caso di giocatore positivo, squadra e staff tecnico in quarantena. In una settimana la decisione sul campionato"

© Genoa CFC Official Twitter Page


Via libera sì, seppur con qualche importante postilla, agli allenamenti di gruppo. Questo il verdetto finale del Comitato tecnico-scientifico che da un lato permette gli allenamenti dal 18 maggio, ma che da un altro chiede un ulteriore compromesso alla FIGC.

La nota congiunta di Speranza e Spadafora sul via libera agli allenamenti di gruppo

Nel pomeriggio di ieri è arrivato il (tirato) via libera degli esperti con l'annuncio in una nota congiunta del Ministero della Salute e dello Sport. "Il parere richiesto dal Governo sul protocollo presentato dalla FIGC è stato espresso oggi dal Comitato Tecnico Scientifico e conferma la linea della prudenza sinora seguita dai ministeri competenti", si legge. "Le indicazioni del Comitato, che sono da considerarsi stringenti e vincolanti, saranno trasmesse alla Federazione per i doverosi adeguamenti del Protocollo in modo da consentire la ripresa in sicurezza degli allenamenti di squadra a partire dal 18 maggio".

Spadafora: "In caso di positività, squadra e staff tecnico in quarantena"

In serata, in un'intervista al TG1, il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora ha spiegato ancor più nel dettaglio i termini di questo via libera e i relativi punti sui quali la FIGC dovrà adeguarsi. "Il Comitato tecnico-scientifico chiede delle modifiche vincolanti al protocollo della FIGC. Per esempio garantire che se durante gli allenamenti dovesse emergere un positivo, che la squadra e tutto lo staff tecnico restino in quarantena senza nessun contatto esterno. Che siano i medici delle società ad assumersi tutte le responsabilità dell'attuazione del protocollo oppure che i numerosi test molecolari previsti per i calciatori non vengano fatti a discapito di tutti gli altri cittadini. Se la FIGC accetterà tutte queste indicazioni, gli allenamenti potranno riprendere sicuramente il prossimo 18 maggio".

In più, alla domanda sulla ripresa del campionato, il ministro prende tempo, perseverando sull'idea di massima prudenza: "Dalle indicazioni del Comitato tecnico-scientifico emerge che la linea di prudenza che abbiamo avuto fino ad oggi sia quella giusta. Credo che avremo bisogno di almeno un'altra settimana per vedere la curva dei contagi e poter decidere sul campionato".

Ora tocca alla FIGC, ma per vedere i giocatori in campo la strada è ancora ardua

Alla fine della giornata di ieri, la sensazione è di quelle agrodolci. Dopo l'incontro della scorsa settimana il Cts non ha fatto grandi passi in avanti verso la riapertura, ed il Governo ha avvallato questa linea. Delle due strade percorribili non si è scelta la strada tedesca, in cui si isolano solo i contagiati e si prova ad andare avanti, ma la linea più dura, con l'equilibrio molto precario che un solo positivo può ribloccare tutto, e stavolta definitivamente. Con in più la "spada di Damocle" sui medici delle società. Ora si attendono risposte sia dalla categoria in questione che dalla FIGC. Ma la speranza di terminare la stagione 2019/2020 è più che mai appesa ad un filo sottilissimo.


06 maggio 2020

C’È IL SÌ DELLA MERKEL, LA BUNDESLIGA RIPARTIRÀ A MAGGIO. DOMANI VERTICE FIGC-GOVERNO

La cancelliera tedesca dà l'ok per la ripresa di Bundesliga e Zweite Liga (la Serie B tedesca). Uno spiraglio anche per la Serie A, in attesa dell'incontro sul protocollo sanitario

© DFL Deutsche Futball Liga Official Twitter Page

Una prima buona notizia per la ripartenza dello sport e del calcio in particolare: la Bundesliga verrà portata a termine. Dopo l'incontro con i rappresentanti dei 16 Länder tedeschi, la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha dato il suo benestare alla ripartenza del massimo campionato e della Zweite Liga (la Serie B tedesca). La data non è ancora certa e sarà comunicata a breve, ma sarà entro la fine del mese: difficile la prossima settimana, più presumibile il weekend tra venerdì 22 e domenica 24.

L'AD della Bundesliga: "Occorre una grande responsabilità dei club"

Christian Seifert, amministratore delegato della Federcalcio tedesca (DFL, Deutsche Fußball Liga), ha dichiarato: "La decisione di oggi è una buona notizia per la Bundesliga e la Zweite Liga. È collegata ad una grande responsabilità da parte dei club e i loro dipendenti nell'applicazione dei requisiti medici e organizzativi in ​​modo disciplinato. Le partite senza spettatori allo stadio non sono la soluzione ideale per nessuno. Tuttavia, in una crisi che minaccia l'esistenza stessa di alcuni club, è l'unico modo per mantenere le leghe nella loro forma attuale. In questo giorno vorrei ringraziare i decisori politici dei governi federali e statali per la loro fiducia". Sono 82 le partite da completare, nove turni interi più Werder Brema - Eintracht Francoforte della 24° giornata. Un mini-campionato con il Bayern Monaco in testa, che dovrà difenderà 4 punti di vantaggio dal Borussia Dortmund, e 5 dal Lipsia.

Serie A: domani incontro FIGC-Governo per l'intesa sul protocollo sanitario

La decisione del governo tedesco può aprire uno spiraglio anche per gli altri Paesi che stanno discutendo sulla possibile riapertura delle competizioni. In Italia con molta probabilità domani, nell'incontro tra FIGC e Governo, si giocherà una partita fondamentale: l'intesa tra le parti per un protocollo sanitario condiviso sugli allenamenti di gruppo, in programma dal 18 maggio. Il Ministro dello Sport e delle Politiche giovanili, Vincenzo Spadafora, intervenuto questo pomeriggio in Parlamento ad un Question Time, ha ribadito: "Auspico la ripresa dei campionati ma allo stesso tempo ad oggi è impossibile definire una data certa perché dobbiamo verificare come reagirà la curva dei contagi nelle prossime due settimane. Dovremo ricevere anche le valutazioni del comitato tecnico-scientifico e solo allora il Governo potrà decidere".


05 maggio 2020

IL CALENDARIO PARZIALE DELLA RIPRESA DEGLI ALLENAMENTI IN SERIE A

Da ieri in campo Lecce e Sassuolo, in settimana certa la ripartenza di 11 squadre tra cui Roma, Lazio e Milan. Inter, Juve e Napoli in attesa di date certe e del ritorno degli stranieri. Cagliari, Brescia e Spal non ripartiranno senza protocollo

© Bologna Fc 1909 Official Twitter Page

Dopo le prime aperture regionali, ed il conseguente ok del Viminale dato domenica, tutte le squadre di Serie A dal 4 maggio possono autorizzare ai propri tesserati la ripresa degli allenamenti in forma individuale. Così si stanno riaprendo le porte dei centri sportivi delle società, seppur con forti limitazioni di strutture e di personale, in attesa del via agli allenamenti di gruppo, previsto teoricamente per il 18 maggio. Tuttavia la situazione di stallo attorno alle decisioni politiche ha fatto sì che, nonostante questa apertura, le società abbiano avuto un approccio molto diversificato. L'ago della bilancia in questo senso riguarda il protocollo sanitario, vero e proprio oggetto di trattativa tra FIGC e Governo. A cascata dipenderanno i vari DPI, distanziamenti, tamponi e test sierologici. Anche qui nell'attesa ognuno ha previsto un proprio iter.

Il calendario delle date certe sulla ripresa degli allenamenti in Serie A

Data
Squadra
lunedì 4 maggio
Sassuolo, Lecce
martedì 5 maggio
Atalanta, Bologna, Udinese
mercoledì 6 maggio
Sampdoria, Lazio
giovedì 7 maggio
Roma, Milan
venerdì 8 maggio
Fiorentina, Torino

Da ieri sono rientrate in campo Sassuolo e Lecce. I neroverdi, che possono usufruire in maniera volontaria del Mapei Football Center, si sono allenati a due a due su 4 campi, a rotazione per tutta la giornata. Non è presente alcun membro dello staff tecnico ed i giocatori si allenano in completa autonomia: arrivati al centro sportivo già pronti per allenarsi, con le borracce d'acqua e integratori personali, finita la seduta risalgono nella propria auto per fare la doccia a casa propria. Discorso simile per i giallorossi che, sempre individualmente e facoltativamente, utilizzano esclusivamente il manto erboso del Via del Mare e la pista di atletica, nel pieno rispetto delle norme di distanziamento sociale.

Da oggi hanno ripreso ad allenarsi individualmente l'Atalanta a Zingonia, il Bologna a Casteldebole e l'Udinese al Centro sportivo "Dino Bruseschi". In più a sorpresa, anche alcuni giocatori della Juventus (Ramsey e Bonucci) hanno avuto in giornata la possibilità di accedere ai campi della Continassa.

Domani sarà la volta della Sampdoria a Bogliasco e della Lazio a Formello, mentre giovedì toccherà rispettivamente a Roma e Milan, con quest'ultima impegnata in questi giorni a fare visite mediche molto approfondite (al momento però senza tamponi). Date certe anche per Fiorentina e Torino, che riprenderanno venerdì.

Rebus su Napoli, Inter e stranieri della Juventus

Per alcune big ci sono nodi e vuoti di comunicazione che rendono incerta la ripresa degli allenamenti individuali. Per l'Inter di Antonio Conte la prima data fissata era quella odierna, ma successivamente si è deciso di effettuare prima i test fisici. Probabile che le prime sedute di allenamento vengano effettuate verso il fine settimana, così come i giocatori del Napoli, i quali in queste ore si stanno sottoponendo a test sierologici per tutti e due tamponi a testa nello spazio di 72 ore. Per la Juventus come detto le porte del centro sportivo sono state teoricamente riaperte. Alla spicciolata nei prossimi giorni si alleneranno anche gli italiani e coloro rimasti in Italia a passare la quarantena. Tuttavia sono ben dieci gli stranieri tornati a casa e, dal loro rientro, dovranno osservare 14 giorni di isolamento. Tornato in queste ore Cristiano Ronaldo, mancano all'appello Higuain, Rabiot, Matuidi, De Ligt, Szczesny, Alex Sandro, Douglas Costa, Khedira e Danilo.

L'opposizione di Brescia, Cagliari e Spal senza un protocollo condiviso


Mentre non ci sono date certe per Genoa e Verona, c'è chi non è convinto di questa ripartenza. È il caso di Spal, Brescia e Cagliari, che tengono chiusi i rispettivi centri sportivi fino a che non ci saranno regole certe e condivise sugli allenamenti. Il riferimento è al protocollo sanitario già citato, oggetto di trattativa tra Governo (con il Comitato tecnico-scientifico) e FIGC (con la propria Commissione tecnico-scientifica, di cui fa parte anche Walter Ricciardi), che aveva già presentato un progetto 10 giorni fa sia bocciato dal Cts che da 17 medici su 20 di Serie A.

03 maggio 2020

RIPRESA DEGLI ALLENAMENTI ANCHE PER ROMA E LAZIO: C'È IL SÌ DELLA REGIONE DAL 6 MAGGIO

Dopo le ordinanze di Emilia-Romagna e Campania, c'è la ripresa degli allenamenti anche per le squadre laziali. Anche la Sardegna dà l'ok, ma il Cagliari non intende tornare in campo. Ora Spadafora medita sulla riapertura anticipata

© ASRoma Official Facebook Page

Altre aperture regionali per lo sport che anticipa il Governo. Dopo le ordinanze di Emilia-Romagna e Campania, c'è l'ok alla ripresa degli allenamenti per altre due regioni.

Ripresa degli allenamenti per le squadre laziali a partire dal 6 maggio

Nella serata di ieri, il governatore Nicola Zingaretti ha firmato l'ordinanza che dà il via libera a Roma e Lazio per tornare in campo, sempre nel rispetto delle norme di distanziamento sociale. Si legge nell'ordinanza (punto 1.4): "Con riferimento alle attività sportive, sono consentite a decorrere dal 6 maggio 2020" le attività di "allenamento in forma individuale di atleti professionisti e non professionisti riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e dalle rispettive federazioni, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento in strutture a porte chiuse, anche per gli atleti di discipline sportive non individuali".


Quindi a partire da mercoledì, seppur in modalità limitate, Lazio e Roma potranno tornare a Formello e a Trigoria, ascoltando l'appello pervenuto nei giorni scorsi da parte delle società e di giocatori come Immobile, Acerbi e Dzeko. La società giallorossa, con un tweet, ha ringraziato la Regione per la misura adottata.

Anche la Sardegna dà il via libera, ma il Cagliari non intende riprendere

Nella serata di ieri è arrivato l'ok alla ripresa degli allenamenti anche nella Regione Sardegna. Da domani possono rientrare in campo sia il Cagliari Calcio che la Dinamo Sassari di basket. Il governatore sardo Christian Solinas, ha spiegato che "potranno riprendere individualmente gli allenamenti all'interno di centri sportivi e strutture a porte chiuse ma all'aria aperta per quanto riguarda gli sport di gruppo riconosciuti dal CONI. Questo significa che il Cagliari potrà riprendere gli allenamenti ad Asseminello, prima in maniera individuale e poi collettiva".
Nonostante ciò però la società rossoblu ha deciso di posticipare ancora il rientro in campo, nell'attesa di avere maggior chiarezza sul protocollo sanitario da mettere in atto.

La "palla bollente" passa a Spadafora, che scrive al Cts

Con 8 squadre su 20 che, sulla carta durante la prossima settimana potranno tornare ad allenarsi, il messaggio sembra essere chiaro. "Si riparte, a prescindere dal Governo o meno" per quanto riguarda gli allenamenti. Così queste quattro ordinanze regionali (di cui tre di matrice PD) fanno vacillare il ministro Spadafora che, come riporta l'ANSA, pare aver chiesto al comitato tecnico-scientifico di "tornare a valutare la possibilità che le linee guida sullo svolgimento da lunedì degli allenamenti per gli atleti di interesse nazionale dei soli sport individuali vengano applicate anche a quelle degli atleti degli sport di squadra", anticipando così la data del 18 maggio.

22 aprile 2020

LO SPORT AI TEMPI DELLA QUARANTENA: L'ESPLOSIONE DEFINITIVA DEGLI ESPORTS

Rulli, console e simulatori: le competizioni si fanno virtuali con finalità benefiche e interessanti "crossover" tra gli sportivi reali



Lo sport, come molti altri settori, è fermo da mesi causando rinvii e cancellazioni che non avvenivano da tempo, in alcuni casi dai tempi della seconda Guerra Mondiale. Il Gran Premio di Monaco, classico appuntamento della Formula 1 tra le stradine del Principato, sempre presente in calendario dal 1955, è stato cancellato per quest'anno. Le grandi classiche di primavera del ciclismo, più il Giro d'Italia, sono al momento rinviate verso la seconda metà dell'anno, nella speranza che si possa tornare la normalità, mentre il Tour de France partirà sostanzialmente con due mesi di ritardo, a fine agosto anziché a fine giugno. L'ultimo anno in cui non venne disputato il Giro fu il 1945 (così come la Milano-Sanremo), la Parigi-Roubaix il 1942 ed il Giro delle Fiandre addirittura il 1918, quando per tre anni fu bloccato dalla guerra di trincea della Grande Guerra. Lo storico slam tennistico su erba, Wimbledon, ha già dato appuntamento al 2021: l'ultimo stop è datato 1945.

Questi i più importanti, che fanno capire come il Coronavirus abbia colpito pesantemente anche il mondo dello sport. Ma non tutti i mali vengono per nuocere, perché in un momento in cui la maggioranza degli atleti professionistici è costretta a stare a casa, è avvenuta la crescita (o meglio, la consacrazione definitiva) di un fenomeno di tendenza negli ultimi anni. I cosiddetti eSports (in italiano "sport elettronici") negli anni dieci, con lo sviluppo vertiginoso della tecnologia, hanno preso sempre più piede, interessando aziende, sponsor e ultimamente anche squadre e scuderie. Con un futuro che, con l'avvento di dinamiche sempre più professionistiche, potrebbe strizzare l'occhio ad una credibilità olimpica.

I rulli per i ciclisti, tra corse simulate e pazzie ad alta quota

Tra le categorie di sportivi che soffrono di più possiamo annoverare i ciclisti che sono soliti uscire di casa per ore e ore di allenamento sui pedali sulle salite di tutta Italia (con il rischio sempre dietro l’angolo di qualche automobilista distratto). Con con lo stop alle corse datato 14 marzo (ultima tappa della Parigi-Nizza) dopo un periodo iniziale in cui gli atleti professionisti potevano uscire (con qualche polemica), il lockdown ha costretto anche i corridori a rimanere a casa. Una stagione fermatasi sulla rampa di lancio, un vero peccato per chi stava aspettando l’inizio delle classiche di primavera con ambizioni di vittoria.

Ma il mondo del ciclismo non è rimasto con le mani in mano. I rulli per i corridori non sono di certo una novità, ma le implementazioni tecnologiche ad opera di grandi aziende hanno consentito da subito lo svolgimento di alcune corse annullate, pedalando comodamente da casa. I rulli, insieme a smart trainer al posto della ruota posteriore, con pc e sensori collegati alla propria bici riescono a simulare le pendenze e le difficoltà del reale percorso di gara, caricato preventivamente con programmi oppure applicazioni.

Così, dopo la Milano-Sanremo Virtual Experience che ha dato la possibilità ai tifosi di ripercorrere i punti più importanti della Classicissima di primavera (come i Capi, la Cipressa ed il Poggio), gli organizzatori del Giro delle Fiandre sono riusciti ad organizzare una gara vera e propria, con partenza in linea ognuno da casa propria. La "Ronde Van Vlaanderen 2020: Lockdown Edition" ha visto sfidarsi contemporaneamente 13 corridori professionisti di alto livello sugli ultimi 32 km di gara, affrontando i muri che hanno fatto la storia della corsa: Kruisberg, Oude Kwaremont e Paterberg. Il campione dell'edizione "reale" 2019, il nostro Alberto Bettiol, intenzionato a difendere il titolo anche in versione virtuale da Remco Evenepoel, Michael Matthews e tanti altri. A vincere è stato il belga Greg Van Avermaet, campione olimpico a Rio 2016.


Tra FIFA e PES, il mondo del calcio continua a giocare (e a donare)


Non sono certo nuove le console per tentare virtualmente la carriera da calciatore professionista. Anche molti campioni reali sono fanatici delle piattaforme di gaming e negli ultimi anni, i due giochi di calcio più famosi, FIFA e PES, hanno istituito competizioni a risonanza globale per determinare i campioni del mondo della disciplina. Con la quarantena in atto, anche i calciatori meno avvezzi si sono avvicinati a questo mondo virtuale e, con una giornata meno intensa, anche i professionisti possono fare dei tornei. 

Per questo FIFA ha istituito la "Stay and Play Cup", torneo di calcio virtuale nel quale si sono affrontate 20 squadre europee rappresentate da 20 giocatori reali. Tra i giocatori più conosciuti Azpilicueta (Chelsea), Alexander Arnold (Liverpool) e Joao Felix (Atletico Madrid), mentre per la Serie A è scesa in campo la Roma, rappresentata da Justin Kluivert. Un tabellone a scontri diretti, con la vittoria andata ad appannaggio dei danesi del Copenhagen grazie a Mo Daramy. Vittoria "sul campo", ma sopratutto una vittoria della solidarietà: la raccolta fondi promossa da Electronic Arts ha permesso la donazione di un milione di euro per l'emergenza Coronavirus.

Il mondo dei motori con i simulatori: divertimento e passione, anche dei non piloti

Anche MotoGP e Formula 1, visti gli esordi mondiali rimandati sul più bello (con la speranza di iniziare la stagione tra giugno e luglio), si sono attrezzati con i mondiali virtuali. Per quanto riguarda il Motomondiale, il primo "#StayathomeGP", andato in scena al Mugello con 10 campioni su due ruote, ha visto la vittoria di Alex Marquez su Bagnaia e Vinales, mentre la seconda gara andata in scena la domenica di Pasqua sul circuito austriaco di Spielberg, che ha visto anche la partecipazione di Valentino Rossi, ha visto lo stesso podio a posizioni invertite: primo Francesco Bagnaia, davanti a Vinales e Alex Marquez, con il fratello maggiore Marc 4° seguito da Quartararo, Petrucci e Rossi, settimo.

La Formula 1 è stata tra le prime a sviluppare piattaforme e campionati virtuali. La F1 Esports Series è stata creata nel 2017 sulla base del videogioco ufficiale della categoria per coinvolgere al massimo la sua community di giocatori/appassionati. Il campionato del mondo si svolge proprio come se fosse una gara, con due piloti per le 10 scuderie iscritte al mondiale: nel dicembre 2019 il titolo piloti è stato vinto da David Tonizza sulla Ferrari, mentre il campionato costruttori dalla Red Bull. Inoltre i simulatori in dotazione tra le squadre sono sempre più utilizzati dai piloti come forma di allenamento. Tuttavia, con il mondiale vero lontano dalle piste, la competizione si è accesa sulla piattaforma, che cerca di seguire il calendario ufficiale con la partecipazione di molti piloti ufficiali più qualche sorpresa. Nelle prime tre gare della "Race of The World" due sono state vinte dal ferrarista Charles Leclerc, mentre nell'ultimo appuntamento in Cina, al via erano presenti anche i calciatori Thibaut Courtois e Ciro Immobile, arrivato 17° al traguardo. Gli eSports dunque si sono rivelati anche come frontiera che abbatte i limiti degli sport di appartenenza.

20 aprile 2020

FERMEZZA E PROTOCOLLO: LA RICETTA DI GRAVINA PER FAR RIPARTIRE IL CALCIO

Il presidente della FIGC non fa passi indietro: tenere la barra dritta per salvare il movimento e non diventare il "becchino del calcio italiano"


Irremovibile. Questo può essere il riassunto del pensiero del presidente della FIGC Gabriele Gravina, ospite ieri sera della trasmissione "Che Tempo che fa", sulla ripartenza del calcio italiano finita l'emergenza da Coronavirus.

Gravina ha spiegato come in questo momento ci siano due diverse fazioni, quella del "chiudere tutto" e quella del "continuare", specificando da subito che lui fa parte della seconda basandosi su due elementi: l'opportunità e la speranza. "L'opportunità si riferisce a fattori oggettivi, come il tempo. Spero che a giugno l'Italia possa avere la possibilità di vivere un momento di sollievo", ha dichiarato.

Incalzato da Fazio sulla disparità del calcio rispetto agli altri sport, il capo della FIGC non vuole entrare nel merito delle altre federazioni sportive ma chiede di "essere considerato come movimento d'impatto socio-economico per il Paese alla pari di ogni altro settore", in considerazione dell'enorme somma di denaro che l'industria-calcio muove nel nostro Paese. "Il calcio muove 5 miliardi di euro: siamo preoccupati perché se il calcio non riparte ha un grande impatto negativo per il suo futuro".

Come ripartire? Protocolli e rigore


Gravina ha sottolineato come la Federazione si stia muovendo attivamente per mettersi in condizione di ripartire in sicurezza: una proposta concreta rappresentata da un protocollo sanitario. "La FIGC, grazie anche ai professori Ricciardi, Vaia, Cauda e alla commissione tecnico-scientifica, ha previsto un protocollo che garantisce la negatività di un gruppo chiuso". Questo protocollo, afferma Gravina, è stato già inviato ai ministri Spadafora e Speranza: "C'è un comitato tecnico-scientifico e ne aspettiamo la validazione. Per quanto riguarda i test ci sono cliniche a disposizione e non può essere questo l'ostacolo per non far ripartire un movimento come il nostro.

Sul finire dell'intervista emerge l'irremovibilità del capo della FIGC. Dopo aver ammesso di "accogliere con sollievo la decisione del Governo di dare uno stop", sulla domanda "L'ipotesi di chiudere l'ha presa in considerazione?" Gravina è nettissimo.
"No, non posso. Una scelta di questo tipo comporterebbe una responsabilità in capo a chi l'assume di una gravità inaudita: non posso essere il becchino del calcio italiano. Ho la responsabilità di difendere il movimento calcistico, ma in generale quello sportivo. Non capisco questa resistenza nell'avviarne con tutte le garanzie possibili una valorizzazione di tutto il movimento sportivo".

Il messaggio lanciato è chiaro: il calcio italiano non si vuole fermare. A questo punto la palla passa al Governo, per una partita dal valore economico enorme che, dopo le polemiche sorte al momento dello scoppio della pandemia, rischia di essere lunga non 90 minuti, ma 90 giorni.

11 aprile 2020

IL CALCIO IN STAND-BY TRA STIPENDI, RIPRESA ED EVITABILI POLEMICHE

Ripresa degli allenamenti il 4 maggio permettendo, tengono banco ancora troppe questioni per un mondo che forse non sa che sta perdendo tantissimo

© legaseriea.it

Così come il mondo politico ed economico, anche quello sportivo (in questo caso del calcio, dello sportivo lo approfondiremo più avanti), vive un momento caotico, con lati positivi e negativi. Quest'ultimo mondo certamente ha meno importanza rispetto ai due sopracitati, ma una volta usciti da questo tunnel (o quanto meno dalla cosiddetta "Fase 1") lo sport, ed in particolar modo il calcio per noi italiani, rappresenta un aspetto non secondario del ritorno alla normalità. Si potrà così dare un senso diverso ai weekend che in questo tempo di quarantena assomigliano così tanto a giorni uguali agli altri.

Ministero, Coni, Uefa, Lega, AIC: le loro posizioni

Senza voler tornare troppo indietro con le ricostruzioni, lo stato attuale delle cose è questo: con il DPCM firmato nella serata di ieri, il Presidente del Consiglio Conte ha prorogato le misure restrittive fino a domenica 3 maggio e, di conseguenza, il Ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora, ha chiarito che il lockdown riguarda anche tutto il mondo dello sport, inclusi gli allenamenti. "È un'ulteriore difficoltà che ci apprestiamo a vivere ma estremamente necessaria", ha aggiunto il Ministro, invitando poi tutte le federazioni sportive ad attivarsi immediatamente per formulare protocolli sanitari che consentano di poter fare in sicurezza gli allenamenti ad atleti e tecnici presumibilmente il 4 maggio.

Date per assodate le chiusure dei campionati di rugby, pallacanestro e pallavolo (con relativi scudetti non assegnati), l'unico grande sport di squadra a rimanere in ballo è il calcio, che fin da quando ha bloccato le attività (Sassuolo-Brescia del 9 marzo) ha creato opinioni, affermazioni e polemiche di qualsivoglia tipo. A questo punto, nella speranza che la curva epidemiologica continui a scendere (ed acceleri la sua discesa), la ripresa degli allenamenti è al momento fissata per il 4 maggio.

Il presidente del Coni Giovanni Malagò ai microfoni di Radio Radio ha riconosciuto la situazione di diversità del mondo pallonaro, lasciando trasparire una posizione di scetticismo a riguardo: "Il mondo dello sport mi sembra evidente che oggi, abbastanza alla spicciolata ma in modo quasi unanime, con tutte le Federazioni, o quasi tutte, sta andando alla chiusura, neanche alla sospensione ma alla cancellazione della stagione agonistica. È un dato di fatto, è sotto gli occhi di tutti, negarlo sarebbe ridicolo e ipocrita: il calcio vuole andare avanti e quindi si mette in una situazione diversa rispetto alle altre discipline, questo è sicuramente un fatto ormai acclarato".

La Lega Calcio è stata da sempre ferma nella volontà di finire il campionato, appoggiata dalla Uefa (che non ha preso affatto bene la decisione della Federcalcio belga di chiudere anticipatamente il campionato) e da tutte le parti in causa, con qualche riserva per l'Associazione Italiana Calciatori (AIC). Qualora il 4 maggio si potesse riprendere con gli allenamenti, le partite potrebbero riprendere il weekend del 23-24 o 30-31, con la prospettiva di completare le 124 gare rimanenti (10 turni completi più 4 partite della 25° giornata) a porte chiuse entro i primi di luglio, con prolungamento dei contratti in scadenza il 30 giugno garantito dalle istituzioni.

Il danno economico ed il taglio degli stipendi

Ma la ripresa, come detto, presuppone un calo dei contagi che finora non è stato così netto, motivo per il quale si è dovuto prorogare il blocco (ad eccezione di alcune piccole riaperture) fino al primo weekend del mese prossimo. Per questo, vista la concreta possibilità di non riprendere più, c'è chi (come Deloitte) ha stimato la perdita economica attorno al miliardo di euro tra mancati diritti televisivi e danni indiretti, che scenderebbe a circa 170 milioni in caso di campionato portato a termine. Vista l'atavica dipendenza delle società dagli introiti dei diritti tv, che pesano oltremodo nel bilanci delle società, dopo l'accordo in seno alla Juventus, le leghe di A e B hanno proposto la riduzione di un terzo della retribuzione totale annua lorda se non si riprenderà l'attività, e di un sesto se nei prossimi mesi si completerà la stagione. Qui l'avversità dell'Assocalciatori, che reputa irricevibile la proposta accusando la volontà sottostante della Lega di "voler riversare sui calciatori, mettendoli in cattiva luce, l’intero eventuale danno economico derivante dalla situazione di crisi".

Visione d'insieme e sacrifici da parte di tutti per ripartire


Insomma, il quadro finale della situazione attuale torna ad assomigliare a quella politico-economica, sia nazionale sia europea: manca una visione d'insieme, con la presunzione di poter tirare acqua al proprio mulino per non avere ripercussioni a livello economico. Prima si capirà che i danni e i sacrifici ci saranno per tutti, prima si potrà pensare seriamente come ripartire tutti assieme e meglio sarà per tutti affinché le perdite siano le minori possibili.

17 febbraio 2020

LA LAZIO È L'ANTI-JUVE, L'ATALANTA CONSOLIDA IL QUARTO POSTO, BRESCIA E SPAL CON UN PIEDE IN B: TUTTI I TEMI DELLA 24° DI SERIE A

Ma anche lo sprofondo della Roma, il tracollo della Sampdoria e l'ottimo momento di Lecce e Genoa.

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In attesa di Milan-Torino, la giornata odierna ci riconsegna una Lazio sempre più in alto, lanciata all'inseguimento della Juventus.

Lazio inossidabile: vittoria nello scontro diretto e secondo posto solitario

Un girone da imbattuta, che ha cambiato radicalmente la prospettiva. Dopo la sconfitta a Milano contro l'Inter 144 giorni fa (1-0 a San Siro, gol di D'Ambrosio), la Lazio è diventata un rullo compressore con 15 vittorie e 4 pareggi. Nello scontro diretto con i nerazzurri, i biancocelesti sono riusciti a ribaltare un primo tempo concluso con la beffa del gol di Young (al primo timbro in Italia) e si possono legittimamente candidare come principale contendente dello Scudetto alla Juventus. Re Mida Immobile (su rigore) e poi Milinkovic-Savic in un batti e ribatti in area mandano in estasi l'Olimpico, che adesso può cominciare davvero a sognare.

Per l'Inter un brutto stop che riporta Conte a -3 dalla testa, ma che non è comunque tagliata fuori dalla corsa Scudetto. Tuttavia alcune questioni emergono: De Vrij, due anni dopo e a parti invertite, ha commesso una sciocchezza che poteva costare anche il rosso; Lukaku è stato annullato da un altra sontuosa prestazione di Acerbi; il vero Eriksen è ancora lontano e Conte non gli dà ancora piena fiducia. Nessun dramma, ma perdere uno scontro diretto di questa portata fa male.

Juventus col compitino, ma spiragli positivi ci sono

Risultato che non ammetteva sorprese all'Allianz Stadium. La Juventus batte un Brescia in stato confusionale e si riporta da sola in vetta. Per Sarri buone notizie in previsione Champions: in contumacia di Ronaldo torna a splendere Dybala con una punizione capolavoro e tante buone giocate, Bentancur al posto di Pjanic è un esperimento interessante, torna in campo Chiellini 170 giorni dopo l'infortunio al crociato. D'altro canto l'infortunio del bosniaco dopo 7 minuti dal suo ingresso in campo e l'astinenza di Higuain (a secco dal 6 gennaio in campionato) sono elementi che Sarri non può sottovalutare: non è ancora la vera Juve, e tra 10 giorni è tempo di Champions.

Spareggio Champions che sorride alla Dea, Roma da incubo nel 2020

Chi invece si avvicina agli ottavi di coppa col morale a mille è l'Atalanta di Gasperini, che nell'attesa di ricevere il Valencia mercoledì mette un altro tassello per la Champions che verrà, vincendo lo scontro diretto per il quarto posto contro la Roma. Nonostante un leggero predominio nel primo tempo, la Dea va sotto come spesso è successo quest'anno, ma rimonta con Palomino (dopo aver regalato a Dzeko la palla dell'1-0) e il tocco magico di Pasalic, 19 secondi dopo il suo ingresso dalla panchina. +6 sui rivali diretti (+7 considerando gli scontri diretti), i giallorossi, che continuano il profondo periodo di crisi.

Una prestazione leggermente migliore rispetto alle brutte uscite con Sassuolo e Bologna non è sufficiente, e la squadra di Fonseca continua ad avere dei vuoti durante la partita. Davanti, Dzeko a parte, la costruzione della manovra offensiva fa troppa fatica. Probabilmente l'assenza di Zaniolo sta pesando più del previsto e i numeri sono impietosi: 4 punti nelle ultime 7 partite, terza sconfitta di fila e sguardo rivolto più indietro che al posto Champions. L'Europa League verrà in soccorso o peggiorerà la situazione?

Zona Salvezza: Lecce e Genoa sprint, si alza l'asticella con Spal e Brescia che si staccano

Se a centro classifica il Napoli supera il Cagliari nello scontro diretto ed è ottavo, dietro la lotta per non retrocedere impazza con vittorie fondamentali. Su tutte quelle del Lecce (sulla Spal) e del Genoa (con un sonoro 0-3 a Bologna): terza vittoria di fila per i pugliesi nel segno di Marco Mancosu, seconda di fila per i rossoblu che dominano al Dall'Ara (la cura Nicola inizia a funzionare). Le cure che non funzionano invece sono quelle di Diego Lopez e di Di Biagio. Il Brescia non poteva fare molto nella trasferta di Torino, mentre i ferraresi escono rammaricati dalla trasferta salentina, visto il pareggio cercato con insistenza nel finale. Per lombardi ed emiliani sono 7 e 8 punti dal 17° posto: la Serie B comincia ad essere un reale spauracchio.

Il grande momento di Genoa e Lecce sta alzando la quota salvezza e tornano in ballo Sassuolo (sconfitto a Raggio dal Parma) e il Torino in crisi, che col Milan cercherà di dare i primi punti a mister Longo.

Ci Piace e Non Ci Piace: la Fiorentina e la Sampdoria


Focus sulla clamorosa partita di Marassi, tra due squadre che ad inizio anno non pensavano di disputare a questo punto della stagione una sfida salvezza. Ne esce trionfale la Fiorentina, nel segno di due giocatori che in giornata sono devastanti: Vlahovic autore di due gol e mezzo, Chiesa con due gol e due pali hanno fatto razzia della difesa di una Sampdoria che non si poteva permettere uno scivolone di questa portata. Sciocchezze difensive, due rigori causati, un autogol e passivo che poteva essere anche più largo. La zona rossa si avvicina pericolosamente, per Ranieri una settimana per lavorare anche sulla testa dei giocatori.